domenica 3 luglio 2016

Banche : effetto Brexit.



Banche : effetto Brexit.


Venerdì 24 giugno sarà ricordato a lungo, siccome la borsa di Milano ha registrato la maggiore perdita di sempre: il 12,48%. Con Popolare Emilia Romagna, Popolare Milano, Unicredit, Banco Popolare, Intesa Sanpaolo e Mediobanca che hanno chiuso con perdite superiori al 20%. Nonostante tutto il sistema europeo sia sotto pressione, gli istituti italiani continuano ad essere quelli più colpiti, soprattutto per l’incertezza sul reale valore dei crediti deteriorati.

Solo pochi mesi fa è stato istituito il Fondo Atlante che ha consentito il salvataggio della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, con un esborso complessivo di 2,5 miliardi. L'altro obiettivo di Atlante, “risolvere il problema delle sofferenze bancarie”, sembra lontano. Tanto che si discute in questi giorni di uno sdoppiamento del fondo gestito da Quaestio sgr: una gamba dedicata al salvataggio delle due banche venete; l'altra, con una dotazione al momento di 1,75 mld da aumentare a 3 - 5 mld, per l'acquisto di Npl (prestiti non performanti). Ad Atlante si è aggiunto lo "scudo" autorizzato domenica scorsa da Bruxelles: la garanzia del Tesoro sulle emissioni senior delle banche per facilitare la liquidità del sistema, con una disponibilità fino a 150 miliardi e che si attiverà solo su richiesta degli istituti di credito. Far ricorso a un’emissione senior porterebbe liquidità all’istituto, andando anche a rafforzare il patrimonio di secondo livello. Queste emissioni avrebbero l’impatto di un bond subordinato o di un ibrido: proprio per la riduzione del rischio default (in questo caso per la garanzia statale) possono essere in parte classificate come patrimonio. 

C'è da augurarsi che, dopo aver esaurito tutte le alternative possibili, si arrivi a fare finalmente la cosa giusta.

Nel 2008 l’America si trovò ad affrontare una crisi molto profonda, il mercato del credito collassò e si decise di creare un fondo per acquistare i mutui tossici. Dopo vari tentativi si capì che la sola soluzione possibile era immettere capitale pubblico nel sistema bancario. Questa soluzione ha tanti vantaggi: è rapida, e, soprattutto, ha una leva molto elevata. Infine la questione fu gestita in modo serio e meticoloso, garantendo misure di protezione per i contribuenti che, al termine dell’intera operazione, addirittura ci guadagnarono. 

Sappiamo però che le regole europee impediscono al Tesoro italiano di intervenire direttamente nel patrimonio delle banche, se non dopo aver effettuato un bail-in. Si potrebbe “aggirare” l’ostacolo semplicemente attraverso l’intervento di un altro organismo, partecipato all’80% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze: la Cassa Depositi e Prestiti. L’esempio americano potrebbe guidarci ad una soluzione rapida e definitiva del problema, attraverso poche mosse, semplici e mirate.

L’intervento statale ad oggi resta la soluzione più efficace: in questo momento il punto non dovrebbe essere la paura di “salvare i banchieri con i soldi dei contribuenti” ma “salvare i depositanti che hanno acquistato, loro malgrado, bond bancari spacciati per sicuri”.

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